Licenziamenti illegittimi, condannato dirigente del Pd
— Mauro Ravarino, TORINO, 18.9.2014 “Il Manifesto”
Torino. E' il presidente del consiglio regionale Mauro Laus
Ken Loach con un operaio della Rear
Licenziati
illegittimamente e sottopagati. La Corte d’Appello di Torino,
sezione lavoro, condanna la cooperativa multiservizi Rear, presieduta
da Mauro Laus, imprenditore e nome di spicco del Pd torinese, attuale
presidente del Consiglio regionale del Piemonte, al risarcimento di due
lavoratori ingiustamente estromessi dalla società. Entrambi per insubordinazione.
La Rear è un gigante sotto la Mole, ha appalti in musei e partecipate
e si occupa preferibilmente di vigilanza e accoglienza. La
vicenda sul presunto sfruttamento dei suoi lavoratori esplose a fine
2012, quando il regista Ken Loach rifiutò di ricevere il Gran Premio Torino
promosso dal Torino film festival. Motivo: al Museo nazionale del cinema,
a cui fa capo il Tff, alcuni servizi sono esternalizzati e le persone
sottopagate. Cinque euro lordi all’ora con l’applicazione dello svantaggioso
contratto Unci (Unione nazionale cooperative italiane). E come se
non bastasse, un clima pesante fatto di pressioni e, appunto, licenziamenti.
Tutto iniziò nell’estate del 2011 dopo le proteste interne per il taglio del
10% di stipendio. Una delle lavoratrici, successivamente licenziate,
si oppose alla riduzione del 10% della retribuzione mensile lorda. Nel
ricorso, dopo l’estromissione, la donna, in servizio al Museo del cinema,
aveva, infatti, evidenziato il diritto costituzionale a una retribuzione
equa e sufficiente. Non consentito, invece, dal contratto Unci. La
sentenza d’appello, così, si esprime: «Pare dunque corretta la decisione
del primo giudice che, accogliendo la prospettazione della ricorrente, ha
riconosciuto il diritto della stessa ad avere applicato il trattamento economico
previsto dal contratto nazionale delle Confcooperative/Cgil-Cisl-Uil,
essendo il contratto stipulato dalle organizzazioni datoriali e sindacali
comparativamente più rappresentative a livello nazionale nella
categoria».
I giudici hanno considerato illegittimo il licenziamento per giusta
causa intimato alla lavoratrice, per l’evidente sproporzione della sanzione
adottata. La Corte d’Appello ha rideterminato in 8 mensilità della
retribuzione globale il risarcimento dovuto all’ex dipendente della cooperativa.
Un altro caso di licenziamento illegittimo, estromesso per «insubordinazione»,
ha riguardato un lavoratore della Rear in servizio alla Pinacoteca Albertina.
Anche in questo caso prima della cacciata, ci fu un cambio di mansione. La
presunta aggressione a un superiore è, invece in sede legale, stata
ridimensionata «a una discussione animata». Il licenziamento ha violato
il principio di proporzionalità tra il fatto contestato e la sanzione.
Ecco, perché è illegittimo.
Allo stesso tempo, la Corte ha considerato legittima la richiesta del lavoratore
di avere il riconoscimento economico previsto dal contratto confederale,
con cui doveva essere inquadrato, come anche acclarato da una circolare diffusa
nel 2012 dal ministero del Lavoro. La Corte di Torino, respingendo il ricorso
principale di Rear, ha rideterminato in 10 mensilità il risarcimento
dovuto al lavoratore e 101 mila euro l’ammontare delle differenze
retributive a lui spettanti.
Salario non legittimo, quindi. Aveva ragione Ken Loach quando disse: «Accettare
il premio e limitarmi a qualche commento critico sarebbe un comportamento
debole e ipocrita. Non possiamo dire una cosa sullo schermo e poi
tradirla con le nostre azioni. Per questo motivo, seppure con grande tristezza,
mi trovo costretto a rifiutare il premio». La vicenda è diventata
lo scorso anno un film documentario «Dear Mr. Ken Loach», con protagonista,
tra gli altri, Federico Altieri, il lavoratore che si era più esposto, con
l’aiuto dell’Usb, contro lo sfruttamento. Anche il suo licenziamento era
stato considerato illegittimo.